A Fabrizio Ferrazzi
…arrivi in una
bara come le altre
come le altre ricoperta
di fiori
con dietro
l’anziana tua madre
e poi noi silenziosi
esponenti
della tua stessa generazione
silenziosi e un
po’ sbigottiti
a chiederci cosa
abbiamo
ancora in comune
oltre a te, alla
tua immagine
nella mente e alla
tua stretta
vigorosa nella
mano…
…le parole del
prete
l’oltrevita la
nuova
dimensione che ti accoglie
il cristo e la
madonna
e i santi in
corteo
e tu in
avanscoperta
fulgido coi tuoi
occhi azzurri
e la tua tragica risata
da gigante…
…è giunto il
momento di leggere
il libro che trent’anni
fa
mi consigliasti
per strada
il titolo che ogni
tanto
mi rispunta nella
memoria
insieme a te che
mi parlavi
della Polonia e
volevi sapere
del mio Est d’oltrecortina
Un ermellino a Cernopol
di quel von Rezzori
che forse sentivi
fratello
tu aristocratico
martire
e baritono
giullare a esorcizzare
il buio più fondo
e il dolore
tu lucido filosofo
massacrato
al gi-otto accanto
al ragazzino francese…
…dal televisore di
una squallida
stanza d’albergo
dell’ex Jugoslavia
la tua maschera di
sangue
nel reportage
degli scontri
m’apparve angelica
a ricordarmi
di un’amicizia e di
un’età perduta…
…che almeno la
terra ti sia leggera
in nome della
nostra
speranzosa
giovinezza…
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