Anni settanta




Anni settanta

di Gianandrea Ghirri

 

Brutto periodo il nostro ‘77. Alternato tra Piazza Verdi, il Liceo, la sede del PdUP, di LC, del Movimento, tra via Prione e Migliarina, e Via Biassa. E le interminabili assemblee scolastiche, politiche, di Movimento, i cortei, le lotte a colpi d’arancia in Via Chiodo, giusto per vedere se i pulotti sarebbero intervenuti.

Noi ce la mettevamo tutta, con Eskimo e passamontagna, per essere credibili.

Ma quelli niente, non intervenivano. Dichiarando al mondo che noi eravamo visibilmente la parte innocua del movimento di protesta, separati con grande dolore dalle serietà che si svolgevano altrove, con bombe e colpi di pistola.

Noi diciottenni nel 1977-78, allevati a “Il mestiere di vivere”, “Il muro”, Lolli, Guccini, Genesis, Canned Heat e Pink Floyd. Anche a Lenin e SturmTruppen.

Il nostro immaginario di figli di operai, sottufficiali, artigiani, bottegai, era riempito di concretezze che non trovavano precisa definizione in un qualche “Che fare?”. La libertà anarchica c’impelleva nella sua natura piccolo borghese.

E allora tutti in assemblea, a coltivare la nostra diversità che oggi ci assicura il galleggiamento, oggi che davvero sono arrivati i tempi brutti per la diversità.

Noi, allevati a Pavese, a “Che fare?”, a vivere la solidarietà e la condivisione quotidiana nel gruppo, oggi siamo la meglio ‘senectus’, e galleggiamo.

Col Disperato, erotico, ‘stomp dei nostri cortei.






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