Augusto Caffaz - PER ESATTEZZA
Sono Giuliano
Olivieri ed ho avuto occasione e fortuna di incontrare Augusto Caffaz per la
prima volta con i primi fermenti “rivoluzionari” nella città di Spezia, erano
gli anni a cavallo del ’68. Già al primo incontro mi hanno colpito in Augusto
la grande ironia e autoironia e la fermezza di un militante politico
disciplinato. In quegli anni Augusto, oltre a svolgere l’attività d’insegnante
alle scuole medie, ha avuto sempre nella militanza politica il suo vivere
quotidiano, alternando anche il suo tempo di militanza tra la passione per il
teatro e le lotte operaie e antirazziste. Era di origine ebraica, nato in
Calabria e orgogliosamente antisionista, impegnato contro l’occupazione da
parte degli israeliani dei territori palestinesi. Inizialmente ho faticosamente
cercato di capire come potesse far convivere la cosa con gran naturalezza.
Soltanto molti anni dopo e con la frequentazione continua ho compreso cosa
avesse vissuto in quegli anni. È stato il mio primo insegnante di vita politica
e, quando per motivi di lavoro mi sono trasferito a Napoli ed ho continuato la
mia vita politico/sindacale, ho avuto in Augusto il ricordo di una guida
importante. È sempre stato un militante politico rivoluzionario passando dalla
Quarta Internazionale ai Comunisti Rivoluzionari, alla Lega dei comunisti
rivoluzionari, Democrazia Proletaria e Rifondazione Comunista, per passare a
Sinistra Critica e Sinistra Anticapitalista, dal 2007 al 2013. Quelli sono
stati anni in cui al mio rientro da Napoli ho ripreso gli incontri con Augusto.
Dei periodi precedenti ricordo le serate trascorse nelle sedi di Rifondazione e
dell’ARCI in preparazione degli eventi anti-G8 a Genova. Augusto era sempre
presente! Ripercorrendo gli anni, ricordo con nostalgia le serate e le nottate
trascorse con altri militanti della sinistra in un appartamento di via Manin
concessoci dall’associazione di Mauro Dispenza ed anche le innumerevoli
“litigate” con compagni che vedevano un’apertura al nascente Movimento Cinque
Stelle, ma Augusto è sempre rimasto fermamente contrario. Discussioni infinite
e volontà di formare una nuova sinistra, ormai inesistente! Non ha mai voluto
accettare un minimo dialogo, il tempo sarà giudice delle avversioni di Augusto.
Ricordo inoltre che non ci fosse manifestazione, raduno o assemblea in cui non
si presentasse con i propri scritti da divulgare a presenti e... passanti.
Molte volte, anche
per il suo carattere e l’esuberanza, non è stato compreso ma osteggiato eppure
lui è rimasto sempre schierato in difesa dei diritti e della lotta alla
precarietà, dell’ambiente. Era molto impegnato per la battaglia per la difesa
dell’acqua pubblica. È stato rappresentante di lista alle elezioni nel seggio
di Riomaggiore insieme con me ed ho potuto notare la sua competenza e
sicurezza. Alle elezioni regionali del 2015 è stato presentato nelle liste di
sinistra. Ho avuto la fortuna di conoscerlo nella veste di attore e regista
teatrale, assistendo alle prove e alle rappresentazioni in pubblico in varie
sale spezzine. Mi raccontava di aver fatto parte negli anni ‘60 della Compagnia
degli Amici, giovani studenti tra i quali c’erano Antonello Pischedda, Mara Baronti
e Fulvio Acanfora.
È deceduto all’età di
71 anni a seguito di un devastante ictus a Sarzana dopo essere stato ricoverato
per lungo tempo al Don Gnocchi, il centro riabilitativo a Fontevivo, dove
ciascuno di noi ha sperato di poterlo rivedere sul campo come negli anni trascorsi
insieme ma purtroppo le nostre visite non hanno potuto riportarlo in vita.
Ricordo che quando andavo a trovarlo continuavo a parlargli come abbiamo sempre
fatto e nelle volte in cui ho vissuto l’illusione che mi ascoltasse… ho potuto
soltanto sussurrargli: “Grazie, compagno amico, di tutto!”.
Per esattezza
In arterie e vene
anche di noi che vogliamo un altro mondo scorre forse liquame affluito da corse
campestri e su strada a cuccarsi medagliette in vermeil della Coppa Bissolati
con urlo atroce di gioia comica sotto gelida fontana paesana oltre il traguardo
promossa a doccia in quella tale tenerezza di sport povero. Come tratteggio su
foglio che un po’ non c’è un po’ c’è o la nebbia non palpata da dita
purtuttavia inumidite la Bissolati coppa tra chi corre o vede correre
legittimata sta. Ed è così che l’incertezza inavvertitamente impegola giovani
corpi sotto sforzo per il presente e sotto speranze per il futuro con un
accordo al passato tra padronato e Bissolatileonida per mettere su navi
disoccupati verso un altrove detto la Libia al posto di lotta per salarioccupazione
collocata in un precisato adessoqui di calendario e di campofabbrica.
Con registrati massacri
di poveracci residenti su sponda mediterranea di approdo operati da poveracci
lì affluiti da sponda mediterranea di partenza in complicità con propri
connazionali italiani ricchi, rilevata come alto tradimento sui nostri
registri. Ben da prima ambienti popolari avevano cercata e trovata zolla altrui
per la propria zappa. Cantavano
di lassù tra le
stelle d’or
su di noi vedrai
veglierà il Signor
e felici ognor sarem
nella casa che avremo
sul
prato da cui fu
pellerossa sloggiato ed allevarono figli e vitellini a primavera ascoltando
orecchie grano spuntare e traverso vetri riconoscente dice addio vecchio melo a
palpebre stanche sul cuscino portami-con-te sinfonia di epopea che tutto
assorbe e assorbendo assolve sì ma no ma sì ma no ma sì. No.
Dalle ossa della
specie si asportino carcinomi
coi loro codazzi di
sospette virtù.
Lui socialista
Bissolati che nominalmente si riferiva ad una qualche idea di socialismo era
anche un moderato e colonialista il quale moderato e colonialista era anche un
socialista che nominalmente si riferiva ad una qualche idea di socialismo e che
a sua volta e così via così via nell’avvitamento all’infinito così via perché
ogni forma di vita che non superi i compiti che stanno dentro la sua ragione
originaria si arricchisce per compensazione di sfumature mischiate ad altre
sfumature di proprie sfumature cangianti in altre sfumature di sfumature già
cangiate fino a quando si nutre dei rantoli di coloro cui lei blocca le braccia
per impedire che si difendano per conseguire incerta immortalità dei non morti
vampiri e si fa presto a dire sinistra per bene.
Aleggiando in formato
cenere marca Giordano Bruno non esistevo più già come adesso anche io non sono.
Ma usando altrui teste viventi e mani volentieri farei su calendari righe e
freccette ed asterischi a fianco a date su spazi bianchi e richiami e commenti
a comparare fatti passati e presenti e futuri in scorrimento perché né
millennio né secolo né decimo di secondo o centimetro quadrato di terreno o
metro cubo d’aria o d’acqua mai possa scansare dettagliato rastrellamento su
come fatiche e sofferenze e sciagure e conquiste accumulate nel tempo che
precede siano nei tempi che seguono adoperate.
Di universo infinito
e intelletto della materia col dio messo fuori dal giro per cicche a pascolare
non ritrattai di fronte all’Inquisizione
per non dover
guardare me stesso senza piacere a me stesso
non sapendo che
questo avrebbe potuto chiamarsi narcisismo positivo.
Consegno i morsi del
fuoco come un vaccino.
Qui smetto smette lui
smette parola dal niente passa parola alla bocca è staffetta col cambio dal
vuoto passa parola alla lingua fatta di carne ma disse avetepiùvoipaura e in un
altro presente messo più in qua di una manciata di secoli in fila snocciolinati
avverte il già collaudato Palmiro insudiciatore delle generosità degli altri
che i deputati comunisti voteranno anche se ancora non
lo sanno stasera
l’articolo 7 della costituzione con patti lateranensi tra stato italiano e
chiesa cattolica ma l’ultima frase detta nell’altro tempo presente di una
manciata di secoli messo di là indietro in fila snocciolinati è
apronunciarlasentaenzacheaudirlaio.
La peggiore sconfitta
è quella di chi allo scontro nel quale è parte in causa non ci va.
Al padronato sarebbe
pesato perdere la religio instrumentum regni, fonte di fede e controllo diffuso
della vita civile.
Togliatti togliendo
dal piatto una lotta di classe vera la sputtanò come un anacronismo.
Il piccolo alibi
falso permise alla base PCI di ingoiare la rinuncia all’irrinunciabile:
irrinunciabile, si sa, un laicismo di stato non inzaccherato e senza foruncoli
marci. Rinunciaci dunque senza storie! Fa’ l’adulto che è meglio! Obbedisco
maturando. Per Togliatti era diverso. Lui faceva il riporto dal macro della
conferenza spartiscipopoli di Yalta al micro della svolta di Salerno. Era nel
goniometro che si incentrava la sua genialità. Intellettuali affettuosi
costruirono allora il nuovo tipo sociale popolare del cattocomunista.
Che non è come dire persona cattolica e comunista assieme con aggiuntivi
problemi filosofici dentro la dignitosa sua privacy; perché qui se ne vanno la
“e” congiunzione e “lico” parte finale di cattolico e due aggettivi diventano
saldandosi uno solo e se tu non capisci che questi lavoretti di bisturi e
seghetto non sono ingenui, taci almeno e rispetta il mio annoiamento e vai al
cine a vedere don Camillo. La propria rinuncia al proprio irrinunciabile. La
rinuncia accolta da chi la fa come segno di maturità. Autocongratulazione.
Mutilazione con analgesico.
Ora tra pietre
smangiate e sgretolate piastrelle e sbriciolato calcestruzzo di sconfitte
popolari noi segniamo con le dita mappe nuove e scorrimenti si formano solcando
percorsi su polvere e nascono nomi riuniti in frasette stentate che diventano
strofette cullate in vecchi refrain svuotati dei testi di prima come a spasso
nelle vecchie carrozzelle senza i vecchi passeggeri. Compostaggio. Riciclaggio.
Rifarsi una vita partendo dai materiali non tossici delle discariche. Ironia
con orgoglio plebeo e sopravvivenza e tutto assieme con bricolage e albore.
Sotto giallastro cielo rachitica ondeggia accomodata in vecchio refrain
strofetta.
Ma come stanno tra di
loro un prete a scuola a religione
scelto in curia e
stipendiato da credenti oppure no
e una banca troppo
grossa per fallire lavata
col tuo sangue che
pulisce i fondi sporchi e salvata.
C’era il boom in
salita in quel dopoguerra… e poi… ; stesura non lineare… e no pappa fatta
arrangiati. Banca riordinata e ridata ai privati e uno dei versi tra qualche
passaggio sarà forse circa “Saranno contenti gli azionisti credenti o no?
Chissà”. E poi va detto da qualche parte che una banca cattolica e una banca
laica fanno prepotenze intrecciate assieme.
Ma tu metti assieme
due o tre o quindici cose che premano a te e a me, come lo stop al pagamento
del debito pubblico o alle spese militari o la nazionalizzazione di banche
troppo grosse per fallire o la riduzione a pari salario dell’orario di lavoro e
la restituzione totale, scala mobile a parte, dell’ambiente pulito come
all’albore dei tempi da parte di chi lo ha inquinato che non siamo certo noi.
Questa restituzione il padronato non potrebbe farla mai ma non è certo questo
un motivo per rinunciarvi. Frontalità. Lega queste ed altre cose tra loro con
un grosso rozzo spago che le avvolga e penetri nei fori a farci dei nodi e
portale in giro come bulacchi legati a parafango del tipo just married. Gli
oggetti del contendere della nostra dignità si tirano tra loro come ciliegie.
Se il capitale
risarcisse il dovuto per una sola di queste diciamo quindici voci anche
lasciando perdere le altre quattordici collasserebbe. Ma non si può sfiorarne
una senza chiamare in causa tutte le altre. Tu ricordati di pretendere tutto e
di associare tutto. Ti è necessario. Ti è dovuto. È tuo dovere.
Nella penombra di
abat-jour che accorpa sonno e lettura come per fiaba udita già, gustate il mio
peccatuccio di quando
ero vivo. E poiché mi presentai senza superbia e fronte abbassata e mani sul
cuore, qui me la cavo come anima minore imbroglioncella tenuta d’occhio e leggo
articoli, per
espiare adesso,
pubblicati nel tempo inventato da me leggendario tempo dell’anonima banchieri.
Era bello. Rivedo.
Fiumi d’argento
solcano le pianure.
Li nutrono diademi
colando in letti d’argento
dell’altro argento
sudato al sole e si clonano mandrie
come fossero moneta
al pascolo
senza la foia di
aziende a muggire
moltiplicandosi in
casta partenogenesi.
Finché qualcuno che
pensavo avrebbe detto di sì non mi deluse con un ”non
compro questo
credito“; ed altri
che aspettavano
danaro cresciuto di ritorno che non era cresciuto e giammai tornò,
fecero baruffa
inelegante
sull’anonima
banchieri con annessi predicozzi ed inchiesta tribunali giornalismo aggressivo
barzellette dal
barbiere e vattene in pace.
Depongo la mia
identità ai vostri piedi con la solerte delicatezza di una rima baciata.
“Tarapum tarapum pum
pano./Ero democristiano.
Maragnan maragnan
peppé./Mi chiamavo Giuffré “
Ma qualcosa non torna.
Se era un delitto che io facessi nascere i soldi dai soldi come mai oggi la
Banca Centrale Europea fa con soldi di noi gente comune europea alle banche
nazionali prestiti all’1% che loro usano per fare prestiti al 7%?
Questa differenza del
6% e le partenogenesi delle mie mandrie al pascolo sono la stessa cosa, sì o
no? Che ingiustizia! Questi maghi della finanza, questi ministri fichetti
allevati alla università Bocconi fanno all’aperto, vantandosene, quello che
facevo io di nascosto cercando di non dare nell’occhio.
Ma io, lo si noti per
favore, se non avessi trovato un po’ di aderenze nel mio ambiente sarei finito
in galera. Per cifre così basse, poi, imparagonabili alle cifre dei fichetti !
Non mi resta che farmi portavoce di una moralità più profonda di quella di chi
mi ha discriminato e discrimina. Si sappia dunque che noi precursori, pur
indicando al mondo la via della verità, subiamo la sua ingratitudine e siamo
sempre le prime e le vere vittime del nostro ardimento. Di nuovo saluti
carissimi. Maragnan maragnan pepcetera.
Non esiste il male
minore nella sconfitta. Essa ti sottrae cielo mare e la giusta causa per
licenziamento. Due sono le strade possibili davanti a te: vincere del tutto o
perdere all’infinito.
È al loro incrocio
che incontri il tuo bene o il tuo male. Ma di minore non incontrerai proprio
niente.
In eterno, se tu non
vinci tu avrai lavoro spalmato e interinale e licenziamento senza la giusta
causa. Nell’universo multipartisan dei tuoi nemici non ci sono gerarchie di
inimicizia verso di te. Essa è sempre, semplicemente, assoluta.
Due correnti giravano
nel ventre suo
e nei ventri di lui
di lei di loro costoro e la prima fu “Senti
il silenzio nell’ officina/
vedi il crumiro che
se la squaglia”:
non eleganza spietata
ancora come un deghejo ma di già
bella.
Ma nell’altro
registro,
a discesa iniziata
del saggio di profitto
da rimpolpare secondo
i padroni
e secondo Berlinguer
con sacrifici
popolari necessari, ecco
coscienza zoppa da
avanguardia flaccida aleggiare su acque
così: “Nell’ansia
di questi tempi che
non sono colpa mia
il quesito di com’è
che si può vincere non mi stia sulla bocca.
Perché sono
incredibili certe domande
sotto un cielo che si
abbassa via via per schiacciare frasi tagliate
con l’accetta.
Ma in codesto
presente di brutti presagi
e di cui proprio ora
si diceva che non è colpa mia,
io risulto figura
sobriamente dignitosa
per un ambiente che è
questo e non un altro
ambiente.”
Non ci furono mozioni
contrapposte nei congressi CGIL
dei tempi migliori,
a mostrare universi
incompatibili
tra chi sta con la
sua classe di qua
e una genia di
mercenari di là. Li tieni
gli emendamenti
congressuali di gioventù
nell’album dei
ricordi ? Oh!
Datemi
un emendamentino!
Ne farò un cuscino
per un pisolino.
Hai permesso morisse
il PCI vent’anni dopo,
con suo comodo e
pronte
le discese del giorno
dopo giorno e disperazione
per noi, la specie
umana con la salvezza
al padrone. Non
l’avevi sepolto
venti anni prima e
senza il suo consenso,
con una lotta che lui
non potesse cavalcare, di classe, e dura
ben più delle le sue
ossa e guidata da nuove avanguardie
che avrbbero
potuto/dovuto/essere voi.
La sinistra per bene
opposizione di sua
maestà
se non è direttamente
sua maestà
è sempre turpe.
E chi fa opposizione
di sua maestà
alla opposizione di
sua maestà,
com’è?
Come protocellule
nate da sforzi immani
della materia
inorganica, stanche, all’indietro
rinculate nel sonno
di prima eterno, così avanguardie
deboli ancora e
ancora e di nuovo e ancora su note strade
che portano a
reiterate note sconfitte
nel recinto della
resa programmata. Il primo sforzo
urlato
non è lasciare il
recinto
ma smettere di
fingere di credere si possa farne a meno.
Debolezza di
avanguardie passate e presenti
sono lacrime di
sangue presenti e future.
Ci servono
nuove avanguardie
migliori di voi.
Se mai ti serva
pensarti senza ansia morendo a goderti passaggi di paesaggi in discesa, toh.
Controlla il trambusto di contorno alla tua vita se continua, il trambusto lui,
e come. Toh.
Devo dire a Belzebù
di rivedere i termocolabrodi che ci sono tra muri e soffitti mettendo in conto
le
doppie finestre.
Possono tetti
con pannelli rivolti
a sud,
dare all’Europa
energia completa.
Produrre qualcosa
perché si sa che serve alla specie o perché si spera scivoli sul mercato? Non è
proprio lo stesso. E l’energia chi la mette? La mette il sole che a parte
adesso questa qui mia sfuggente vita è datore appunto di vita oppure la mettono
gas e fossili e carbone generatori di profitti surriscaldati al cancro? Passa
sul mio indurito indignato labbro constatazione che parassiti di
borsamercatoazienda mi sopravvivono per ora eeeeehhhh ti fa male calmati non ti
agitare e dal fiato ansimato corto si formano facce di licenziati/barra /ate
che non hanno giusta causa e che non hanno lineamenti occhi bocca e mancano
naso ed il tempo per le mimiche facciali e fa’ tu dunque la colletta senza me
combinando solidarietà che abbia denti per passare al contrattacco senza me.
Trattando i sensi
stravolti un brusio di strada adatto ad orecchie come fosse una luce per occhi
da sfumature da sotto emergono tra le macerie i bimbi e le bimbe con bidè che
funziona a sguazzarci dentro per via di cavo idrico dopo le bombe unico sano. Braccino
dimezzato moncherino di infanzia amputata rafforza alle volte carattere o no
che sì che no bla bla e del meno e del più scivolare bla bla nel non ess…
blfshhhlthh.
Ti sia tenera la
dissolvenza incrociata.
La Spezia ottobre 2012

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