The Rain Before it Falls 3
Le foto sono due. Bianco e
nero, di piccolo formato. Nella prima sono in piedi, con una sciarpa scozzese
al collo. Sul lato sinistro di chi
guarda la foto spuntano uno stivale, una mano e il manico di una chitarra. La
mano e lo stivale appartengono a Rudi,
la chitarra è una dodici corde, non ricordo se fosse sua o se l’avesse avuta in
prestito da qualcuno. Nella seconda ci
siamo io e Giovanni, con il suo tipico cappellino blu,
ripresi da vicino, davanti a noi un microfono che era già vintage allora.
La data è il 12 dicembre 1974.
Era la seconda volta che il Collettivo suonava a Spezia, avevamo già fatto un
paio di concerti, un “TuttoDylan”
e un “Le canzoni dell’altra America” ad Aulla, invitati dal movimento locale e
avevamo suonato qui, nello stesso posto, l’Unione Fraterna (bel nome, di quelli
di una volta) in una rassegna di gruppi musicali organizzata dall’ala
freak/alternativa, dove eravamo l’unico gruppo acustico ed avevamo avuto un
buon successo.
Qui le cose erano un po’ più
complicate, era una scadenza politica e la serata era gestita dal Circolo
Ottobre, la struttura “culturale” di Lotta
Continua. I compagni di Lotta Continua avevano molti
pregi ma di quello che potremmo definire lo specifico, fosse musica, teatro,
cinema o qualsiasi altra cosa non gliene fregava nulla, per loro tutto era
propaganda politica, spesso (quasi sempre) anche un po’ rozza.
Per quanto noi fossimo dei
militanti lo eravamo in maniera assai diversa, tendevamo, allora
spontaneamente, in seguito con più cognizione di causa, a mettere insieme il
privato, la militanza politica, la curiosità culturale per tutto quello di
“altro” che girava e se prendevamo delle cantonate le prendevamo per carenze
nostre, non per ordine del Partito.
Io e Rudi eravamo evasi da un
gruppo m.l. che si stava avvitando su se stesso, Giovanni era all’epoca solo un
simpatizzante. Ci univa, a parte l’amicizia, l’idea che si potesse fare musica
popolare e quindi politica senza abdicare per questo al gusto,
all’intelligenza, alle letture e agli ascolti fatti.
Dall’iniziale Dylan eravamo
risaliti a Woody Guthrie (Tema
YouTube) e al repertorio popolare militante americano
che ci sembravano unire senso politico e qualità musicale e suonavamo
prevalentemente quello.
Prima del concerto ci fu uno
scontro verbale piuttosto aspro con la star dei lottatori, Enzo Del
Re,
noto ai posteri perché la sua canzone Lavorare
con lentezza ha dato il titolo al film
di Guido Chiesa su Radio
Alice. Il tipo, che accompagnava il cantato
percuotendo una sedia, sosteneva che ad una manifestazione rivoluzionaria non
si poteva cantare nella lingua degli imperialisti. Ovviamente non aveva idea
dei testi che cantavamo, ma non gli importava nulla di averla, lui aveva già la
linea…A nostro eterno merito non ci facemmo intimidire, rispondemmo colpo su
colpo e cantammo quello che volevamo cantare.
Con uno dei miei classici
colpi di teatro invitai a cantare un pezzo con noi Valeria, affascinante
militante di L.C. che faceva parte del Canzoniere
Operaio, gruppo che riproponeva le canzoni di Pino
Masi
e Alfredo Bandelli e sostanzialmente metteva in
musica gli slogan del gruppo.
Valeria cantò con noi Dimitrov,
un’eredità della precedente militanza mia e di Rudi, una canzone che credo sia
stata la prima e l’ultima volta che abbiamo suonato.
Per quanto noi non fossimo né
Bach, Beethoven e Mozart e nemmeno Crosby, Stills & Nash pure qualche
idea sulla musica dovevamo averla se poco tempo dopo una buona metà del
Canzoniere Operaio passò al Collettivo. Non Valeria, che prese strade diverse,
ma non si può avere tutto dalla vita…
Uno dei cantanti del
Canzoniere, Sergio,
è stato, molti anni dopo, “il nostro deputato”. La pensavamo
diversamente allora e la pensiamo diversamente oggi, ma siamo ancora,
faticosamente, dalla stessa parte.
D’altra parte chi se non il
Collettivo cantava Which Side Are You On?
Anche se è sempre più
difficile trovare qualcuno capace di rappresentarla in politica, la nostra
parte è sempre quella.
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