Domani la vedo


 

Paolo Luporini 

 

Ho rimescolato la mia nota Facebook “Domani la vedo” inserendovi la poesia della mattina di Natale 2013, che riprendeva quell’altra del 1982, “Ero al partito”; l’ampliava, con l’immedesimazione in un giovane innamorato che pregusta l’incontro. L’erotizzazione di un desiderio sta alla base di ogni comportamento umano, a mio parere, quindi anche di quelli politici.

“Mi va di stare fuori dalle lenzuola a rincorrere i cavalli delle ore della notte che si vorrebbe invocare di essere più lenti nella loro corsa.

(Faustus: "O lente, lente currite, noctis equi!"-Atto V, Scena II La tragica storia del Dottor Faust di Christopher Marlowe)

Penso all'unica poesia mia di cui vado veramente fiero. Ci ho costruito intorno un'intera canzone, un mattino di Natale. Intendevo inserirla per intero nella bozza del nostro libro collettivo di storie degli anni settanta. Forse quel libro si farà… Intanto c’è questo blog dei “Tempi dei cuori che s’infiammano” che è una raccolta delle nostre storie. In esse c’è molto di questa mia poesia. C’è la fraternità, il bisogno di comunicare, la proiezione nel futuro, c’è l’amore. Il suo vero cuore è distillabile in questi quattro versi:

Ero al partito.

Un compagno parlava

E io pensavo:

Domani la vedo.

Se si potesse passare questi quattro versi nuovamente dagli alambicchi, spererei che il risultato possa essere:

"Domani la vedo".

Questo sarebbe il titolo per antonomasia per ogni libro scrivibile oggi e domani, per sempre. E, anche se credo che nessuno lo abbia mai usato (verificate anche voi) ogni libro che è stato sinora scritto esprime questo desiderio o addirittura ne afferma la certezza.

In molte sfumature esprime il dubbio o la speranza; fa volare la fantasia, erotizza l'incontro, ne ha paura. Invoca un inizio, teme un finale, ispira in un proprio monologo le parole da dire; sogna le risposte e le promesse. Ma se tutti i libri di tutte le epoche hanno parlato e parlano di questo, del femminile e del maschile in ogni loro forma, non riuscirò stanotte neanche a pronunciarne l'alpha, che sicuramente non sarebbe neppure la lettera che mi è stata assegnata nel Catalogo Universale.

Buona notte, quindi, a chi veglia e a chi domani si alzerà tardi. Io, tra poche ore, saró in piedi.

A scrivere.”

 

(Nota Facebook ‘Domani la vedo’ del 15 aprile 2019)

 

Segue la poesia “Domani la vedo”, che non fa che allungare il brodo:

 

Questa mattina mi son svegliato ed ho pensato a te, che non eri vicino a me.

Bevendo il mio caffè ho pensato ancora a te, che non eri vicino a me.

Per strada, al lavoro, pensavo ancora a te, che non eri vicino a me.

Mangiavo  coi colleghi che scherzavano, mi parlavano di te, che non eri vicino a me.

Sotto la doccia, tutto il mio corpo apparteneva a te, che non eri vicino a me.

Ero al partito, un compagno parlava, ed io pensavo: domani la vedo.

Le ore della sera non passavano mai, perché non eri vicino a me.

Solo nel mio letto il pensiero correva da te, che non eri ancora vicino a me.

Questa mattina mi son svegliato ed ho pensato a te, che non eri ancora vicino a me.

Bevendo il mio caffè, ho pensato ancora a te, che non eri ancora vicino a me.

Treno corri, portami da lei, veloce più che puoi, mi manca più che mai.

I compagni di viaggio mi scrutavano indifferenti della mia ansia di vedere te, che non eri ancora vicino a me.

I passi che mi dividevano dall’uscita dalla stazione fatti col cuore in gola per la gioia di rivedere te.

Il tuo abbraccio forte mi confermava che ero con te.

Non c’era nient’altro intorno, solo noi due.

Noi eravamo tutto, tutto ciò che esiste al mondo, una cosa sola.

T’amo, m’ami, t’amo, m’ami, t’amo, m’ami,

Mami, la quiero, la quiero, la quiero.

E non c’è un perché, solo necessità.

Senza un quando, siamo eternità,

Senza un dove, siamo l’infinito universo.

Senza un come, siamo todo modo.

Chi siamo, siamo tutti.

T’amo, m’ami, t’amo, m’ami, t’amo, m’ami…

(PL)




Questa poesia, insieme ad altre cinquantotto, è nella raccolta "VUOTO" acquistabile qui anche in e-book kindle.

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