BRIVIDI E SVILUPPO UMANO


Vi propongo questo post in cui sono incappato perché l'ho trovato interessante, perché serva da provocazione e perché mi ha fatto ripensare alla frase di Mahler che dice: “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri". 

Gustav Mahler, 7 luglio 1860 - 18 maggio 1911

Il nesso è che il senso delle nostre storie degli anni settanta sarebbe se qualcuno nuovo raccogliesse, dalla nostra brace che cova sotto la cenere, qualche tizzone e riaccendesse il fuoco dei diritti in questa stanca palude desolata dove ciascuno è solo di fronte alle mafie che si ammantano di nero. 


BRIVIDI E SVILUPPO UMANO
Fabio Chiavolini

Allora.
La previsione della #CommissioneEuropea sulla contrazione del #PIL italiano ed europeo è semplicemente spaventosa.
L’Italia dovrebbe vedere una contrazione del 11,2%, per risalire (salvo seconde e terze ondate) del 6,1% (dell’88.8%, quindi, di un 5,4% fatta base 100 il 2019) nel 2021, anno al cui termine ci troveremo - nella migliore delle ipotesi - con un PIL pari al 94,2% di quello del 2019.
Il punto è che, al termine del 2019, non eravamo ancora riusciti a recuperare il calo del 2% di PIL del 2009/2010 e ci trovavamo in sostanziale #stagnazione, essendo passati per almeno tre recessioni tecniche.
Una riduzione così secca del PIL, insieme alla riduzione attesa di quello dell’#Eurozona del 8,7% con un rimbalzo sempre del 6,1% (che porterà il PIL europeo del 2021 al 96,9% del 2019) ha un nome solo: #depressione.
In Italia, sono a rischio di chiusura il 38,8% delle imprese: ora, dato che la quasi totalità di queste saranno #PMI e, nel nostro Paese, tali aziende occupano l’80% della forza lavoro, vuol dire che è a rischio il 31% dei posti di lavoro.
Un’ecatombe.
Non vorrei ripetermi - ma il #liberismo non è adatto a gestire questa fase storica: se manterremo gli attuali paradigmi economico-politici, il punto d’arrivo storico è quello dell’esplosione dell’#UE e dell’affermazione di regimi autoritari nella stragrande maggioranza dei Paesi membri dell’Unione.
Non perché lo dico io - ma perché lo insegna la Storia, soprattutto quella di un secolo fa esatto.
Pochi ricordano che il primo conflitto mondiale ebbe una causa di conclusione non militare: l’influenza #Spagnola.
Sviluppatasi contemporaneamente nel 1917 da due grandi focolai in Kansas ed Austria, la Spagnola trovò il suo naturale ambiente di sviluppo nei sovraffollati ospedali militari della Grande Guerra: basta pensare che dal solo ospedale militare alleato di #Étaples (considerato l’epicentro della pandemia) passavano circa CENTOMILA soldati AL GIORNO.
Fu così che, nel 1918, due Paesi che stavano “tecnicamente” vincendo la guerra (al momento dell’armistizio, Germania ed Austria occupavano territori degli Alleati - e non viceversa - e si trovavano con un fronte in meno di combattimento causa la rotta dell’esercito russo e la Rivoluzione in atto, la quale non sarebbe probabilmente esistita anch’essa senza la pandemia di Spagnola) si arresero perché il virus stava falcidiando i Paesi belligeranti più del conflitto.
La pandemia coprì tre anni - 1918, 1919 e 1920 - e pose le basi economiche del successivo collasso di Wall Street, favorì l’ascesa al potere del fascismo e la crescita esponenziale di movimenti fascisti ed ultranazionalisti in tutto il mondo, generò la Grande Depressione che creò l’ambiente ideale per l’ascesa al potere del Partito Nazionalsocialista in Germania.
Oggi la situazione si ripropone.
Se, come un secolo fa, non saremo capaci di cambiare i paradigmi economici della nostra società, andremo incontro a lunghi decenni di autoritarismo e povertà diffusa.
In attesa del Sol dell’Avvenir che non arriva mai - come Godot - un “cerotto tecnico” ci sarebbe, almeno in Europa: non basare più i finanziamenti e gli aiuti europei sul Prodotto Interno Lordo, bensì sull’Indice di Sviluppo Umano.
L’#ISU, ideato dall’#ONU, si basa su tre sub-indici principali (in realtà quattro): aspettativa di vita; tasso di istruzione degli adulti; tasso combinato lordo di iscrizioni scolastiche; PIL procapite a parità di potere d’acquisto.
L’ISU è stato molto criticato, da più parti - ma ha un grande vantaggio: riduce il PIL ad un semplice indicatore su quattro e lo razionalizza, indagando su quale effettivo potere d’acquisto conseguano i cittadini di ogni Stato.
Applicando l’ISU all’analisi delle effettive condizioni di vita delle popolazioni, si scoprono i piedi d’argilla di colossi del PIL come Brasile, Russia, Cina, India, Indonesia (ed in Europa, guarda un po’, come Italia e Regno Unito): l’ISU svela anche molte contraddizioni e punti deboli degli USA dove, a Stati con ISU stellari, se ne affiancano altri con ISU da Paese centroafricano.
Ho capito: non sarà la rivoluzione proletaria.
Ma è pur sempre un passo avanti.
Chi lo critica afferma principalmente che “riflette un pregiudizio sistemico ideologico contro i modelli di sviluppo economico e sociale del mondo industrializzato”: un ottimo motivo per fare della sua adozione, come indicatore principe al posto del PIL, IL cavallo di battaglia della Sinistra.
Se fossi dieci anni più giovane, salterei sul cavallo bianco e mi butterei nella “crociata”.
A quasi 55 anni, con oltre 42 anni di militanza sulle spalle - come dire - “sono un po’ stanchino”... 🙂
Ci vogliono movimenti nuovi e composti da persone più giovani, che ne facciano una “bandiera” - magari sposandosi con i #FFF (nell’ISU “mancano” i temi ambientali) - per influenzare i partiti della Sinistra, smuoverli dal loro stantio ruolo acquisito di “mitigatori del liberismo” e portarli sul “campo di battaglia”.
Perché non le #6000Sardine, che sono in cerca di una vera ragion d’essere - per esempio?
È solo un consiglio, sia chiaro. 🙂
State bene.

#Adelante
#ClasseDirigenteNuova
#Scuola #Lavoro #Democrazia #Diritti #Uguaglianza #NonStateSereni #Sinistra #BellaCiao #ContrordineCompagni #OraESempreResistenza #Articolo1 #LiberiEUguali #SinistraItaliana #Verdi

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