CUORI IN FIAMME - L'oggetto umano




Prologo 

“Perché l’occhio sia umano, occorre 

che l’oggetto guardato 

sia umano” 

 

Paolo Luporini 

 

 

E’ qualche anno che medito su questa frase, da quando ho pubblicato molte mie foto su Facebook che ritraevano compagni e militanti nelle manifestazioni, nei cortei, nelle assemblee, nei presidi pubblici, durante la diffusione del giornale, nella contestazione a Fanfani, nei ritrovi quotidiani, nella Festa che dà il titolo a questo libro fotografico che cerca di raccontare le nostre storie:

Cambiare la Vita, Cambiare la Società”.

Ho scritto nella nota di commento alle foto di quei due giorni di festa che il mio unico merito è stato di avere sempre la mia macchina fotografica in tasca e in quei momenti di aver scattato delle istantanee.

Mi rendo conto ora che quanto detto è molto riduttivo e dettato da un atteggiamento sinceramente umile che, alla luce del significato della frase che dà il titolo a questa introduzione, m'induce a una profonda gratitudine verso tutti quelli che ho ritratto. Ciascuno di loro, oggetto del mio sguardo, era profondamente umano e la scelta di campo di ciascuno di essere lì in quel preciso momento, nel mio occhio, era una scelta d’Amore.

La lotta e la militanza erano, malgrado il loro nome, dettate dalla necessità della difesa dei più deboli, una classe a cui sentivamo intensamente di appartenere. Tutti convinti di fare la cosa giusta. Era rischioso, era bello, faceva sentire vivi e legati in cordoni serrati con centinaia, migliaia di compagni di ogni paese del mondo.

L’Amore umano che dettava ogni loro singola scelta mi ha arricchito e reso umano, come ha reso umano il mio occhio e la sua estensione, la pellicola. Tale umanità di sguardo contagiata dall’umanità dell’oggetto guardato, ha reso possibile, grazie alla virtù della riproducibilità, di figliare nuovi sguardi, i vostri.

Li renderanno più umani, nonostante le cicatrici, le cateratte, la polvere degli anni, spero.

Vi auguro che anche voi possiate contagiare, riproducendo questi sguardi, molti altri: i vostri figli, i nipoti, mogli, mariti, compagne, compagni e amici, senza che questo libro rimanga ad accumulare altra polvere o resti superficialmente un album di nostalgici ricordi ma sperando che, invece, diventi ossigeno per le vostre e loro voci e inchiostro per altre storie, le vostre.

Noi, che abbiamo partecipato al lavoro di pubblicazione di questo libro, abbiamo raccontato le nostre. Nessuna è uguale e differenti sono i punti di vista da cui sono state riprese le inquadrature, ma l’oggetto è lo stesso. Un oggetto molto umano.

Paolo Luporini

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