Il duplice sogno degli spezzini
Ph: Paolo Luporini
Il duplice sogno degli spezziniVenerdì ho richiesto ad alcuni amici eletti in consiglio comunale, ad assessori del passato e a Stefano Sarti, di Legambiente, di scrivere sull'ENEL a Spezia. La vicenda ha radici lontane. La storia verrà fuori dagli interventi che saranno pubblicati in ordine d'arrivo. Ecco il primo:
Guido Melley
Sono certo di una cosa.
Tra i tanti desideri e le tante aspettative gli spezzini coltivano da tempo un duplice sogno: poter contare su un nuovo e moderno ospedale e poter vedere le aree Enel libere dalla Centrale elettrica.
Da tre anni a questa parte, da quando ho ripreso un'attività di politica attiva a livello locale mi sono battuto a viso aperto per la realizzazione del nuovo ospedale del Felettino e per la definitiva dismissione della Centrale Enel.
Nonostante l’impegno profuso dai banchi dell’opposizione in Consiglio Comunale non posso nascondere una sincera amarezza perché il duplice sogno degli spezzini sembra lontano dall’avverarsi.
Ho ben chiare le responsabilità politiche ed amministrative che hanno condotto al fallimento del progetto del Felettino, un’opera forse partorita non in maniera ottimale dalla Giunta Regionale Burlando ma senza ombra di dubbio portata avanti malamente e fatta naufragare dall'attuale Giunta presieduta dal Presidente Toti.
Un percorso analogo sta avendo la vicenda della Centrale Enel che rischia di rimanere sul nostro territorio ancora per molti anni nonostante le premesse di solo alcuni anni fa fossero diverse
La Centrale E. Montale ha rappresentato per 60 anni una delle tante servitù statali che hanno gravato, nel bene e nel male, sul nostro territorio. Costruita nella fase di prorompente sviluppo dell'industria italiana e della crescita dell’Enel a seguito della nazionalizzazione delle imprese del settore, per decenni la Centrale di Vallegrande ha garantito una parte consistente del fabbisogno energetico nazionale grazie al mega impianto alimentato a carbone: le quattro ciminiere, l’imponente carbonodotto, il molo Enel cui attraccavano le navi carboniere sono state per decenni una parte rilevante dello skyline della nostra città e del nostro golfo.
La Centrale ha rappresentato un'opportunità di lavoro per tanti tecnici e maestranze, ma purtroppo anche un fattore di inquinamento ambientale di particolare peso per la salute degli spezzini ed in particolare per i residenti nei quartieri limitrofi di Melara, Termo e Pianazze e di Pagliari e Fossamastra.
Per decenni le Amministrazioni comunali hanno cercato di mitigare gli effetti e l’impatto della Centrale con quei processi di cosiddetta “ambientalizzazione” degli impianti che hanno portato alla progressiva diminuzione del numero delle ciminiere ed alla parziale riduzione dei volumi di produzione energetica.
Ricordo in particolare il periodo a cavallo di fine anni ‘90 e primi anni 2000, all’epoca ero assessore nelle Giunte Rosaia e Pagano, quando vennero fatti degli accordi con Enel per ridurre il carico inquinante della Centrale, in una fase storica in cui l’uso di combustibili fossili per la produzione di energia elettrica era ancora l’opzione dominante a livello nazionale ed internazionale.
Poi finalmente, nel corso dell’ultimo decennio, la politica mondiale, quella europea e quella italiana hanno assunto una serie di decisioni strategiche per la cosiddetta decarbonizzazione della produzione elettrica, prevedendo un percorso di transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili.
A quel punto anche la nostra città ha cominciato a sperare di voltare pagina.
Sono stati assunti impegni per la dismissione della unità a carbone SP 3 della Centrale di Vallegrande con lo stop previsto entro il 31/12/21.
A partire dal periodo 2016-17 il Comune ha promosso un tavolo di confronto con Enel, Governo, Regione e principali stakeholder del territorio per progettare una riconversione delle aree in questione, previa bonifica delle stesse.
Questo percorso di confronto, inquadrato all’interno dei cosiddetti progetti Futur-E, aveva condotto all'elaborazione di un apposito studio commissionato dalla stessa Enel ad Enea ma poi si è bruscamente interrotto, anche a causa del cambio di Amministrazione alla guida del Comune della Spezia avvenuto a metà 2017.
La nuova Giunta guidata dal Sindaco Peracchini ha colpevolmente abbandonato il tavolo inter enti e non ha svolto azione di pressione politico istituzionale per portare avanti i progetti di riconversione delle aree Enel.
La nuova Amministrazione comunale ha per così dire “subito” passivamente le decisioni di Enel di trasformare gli impianti da carbone a gas nella Centrale di Vallegrande ed anzi, in prima istanza, la coalizione di governo di centrodestra alla guida del Comune ha sostenuto il progetto della centrale a turbogas, aderendo alle direttive provenienti in tal senso dal presidente della Regione Toti da sempre favorevole al progetto di Enel.
Nel corso del biennio 2018-20 è stato grazie all’impegno dei gruppi di opposizione in Comune ed in Regione che la “vertenza” Enel è tornata al centro del dibattito politico ed ora siamo dinanzi ad uno snodo particolarmente delicato: da un lato il Governo centrale ha adottato un nuovo Piano Energetico nazionale che nel periodo del “phase-out” punta su alcuni siti di produzione di energia elettrica a gas, dall’altro Terna (soggetto gestore della rete elettrica) ha bandito la gara per il cosiddetto “capacity market”, dall’altro ancora Enel ha avviato le procedure per la realizzazione del nuovo impianto a turbogas anche alla Spezia.
Non vi è dubbio che il nuovo impianto a gas produrrebbe un minor inquinamento rispetto alla situazione attuale, ma occuperebbe una fetta ancora importante delle aree di Vallegrande, anche se con una ricaduta occupazionale di scarsa portata.
La presenza della centrale a gas pregiudicherebbe comunque utilizzi alternativi del sito, che potrebbe avere a mio avviso potenzialità importanti per nuovi investimenti industriali nei settori della green, smart & blue economy, con ben altre ricadute occupazionali sulla città.
La partita è in corso ed è oggettivamente complicata.
Il Comune non ha preso per tempo le necessarie iniziative, la Regione è quanto meno ondivaga ed il Governo in carica non pare prendere posizione, avendo demandato a Terna ed Enel le decisioni in tema di localizzazione degli impianti a gas.
Il sogno degli spezzini potrebbe ancora avverarsi ma sarebbe necessaria un'unità di intenti, un fronte compatto di tutte le istituzioni locali e di tutte le rappresentanze politiche per cercare di porre la parola fine alla permanenza della Centrale elettrica della Spezia, ancorché non più alimentata a carbone ma a gas.
Un'unità di intenti purtroppo venuta meno nel corso del recentissimo Consiglio Comunale dello scorso 10 luglio, con una decisione irresponsabile da parte ancora una volta del Sindaco Peracchini e della sua maggioranza.
E di fronte ad un territorio disunito e diviso i “poteri forti” - come Enel- vanno a nozze.
Guido Melley
La Spezia, 11 luglio 2020

Commenti
Posta un commento