PER UNA SCUOLETTA DI PUGILATO NEL TEMPO DELLA BOLLA SPECULATIVA




Augusto Caffaz 

Un testo del 2008 pressoché sconosciuto di Augusto, 
avuto da Federico Lucio Paganini.


PER UNA SCUOLETTA DI PUGILATO NEL TEMPO DELLA BOLLA SPECULATIVA


Non diciamo se il maestro che fondò la scuoletta

dai cazzotti ha il naso a sella o restò carino

come un gran bell’ angioletto. E lo sa coi suoi di

nasi appunto a naso appunto la gente imperfetta oh

poverina,

che il giro di commesse militari che vanno in crescendo

sul gobbo di salari e pensioni che vanno in calando non è come un

muscolo sano innestato all’ osso

per fare sforzi naturali sani

e le violenze fatte di soldi sono puntelli

artificiali e protesi

per decadenze viscide ma aggressive ma fatte di soldi. Dunque:

possono farsi in palestra ragazzotti e una bambina

la cosa apposta a salvarsi la vita: una grinta

da rivincita che imponga esattezza ai colpi e rispetti la norma

numero uno che è: “niente sconti”.

 

E se dentro non c’è spazio

sta in cortile il pungiball ; se maestro

si distrae

interrompe i suoi salti sul posto un piccino e tira un fischione a uno

mezzo grosso e mezzo adulto  sono umani che ci ride.

 

Svicolando vecchiezze deluse e gioventù boccheggianti tra loro rammentano a volte

maestro e amici antichi match come antichi fatti di eroi compressi

in quindici in fondo arrivarci round; ma non torna Sugar

dall’ altro mondo Robinson Ray; dal poster

non esce ape che punge o farfalla Alì a volarsene in nuove

membra di atleti nuovi giovani adesso

con lo sport professionistico al capolinea per via del caro

signor mercato.

 

E’ minestra riscaldata la commozione

per chi riformatorio incrociò o la droga e non sotterrò coltello

dentro la pancia del gioielliere e grazie boxe tu che salvi sguaiate vite

targate Bronx; ma canta

sotto lampada ring leggenda tenera e storia

di un salvataggio o di qualche salvataggio ma vera e col tutto esaurito

di biglietti al botteghino a lieto fine e davvero un po’ troppo lui

se la cavò da solo in quel tempo dei ragazzacci

rettificati perché anche possa quel suo di tempo essere

il nostro tempo. Serve

in questo adesso qui di adesso

alleanza di ferro

con chi rischia per non farsi licenziare la pellaccia in cantiere o fa straordinari

a spalle stanche in fonderia se ha figli; e con chi fa

accattonaggio in solitudine di nebbia e con altra di gente del tipo che

sul lavoro se la porta il caporale interinale e due di padroni

su collottola si porta due di numero toccare prego e dare,

bisogna, fiato

a chi sfiata nel call – center tra chiamate come raffiche di mitra. Non

possumus

obliterare

lavavetri inadatti a public relations con gente fina

allontanati da semafori e migranti a pronta ciccia

per espulsioni e sloggi e pogrom e leggi

a tolleranza zero multiuso a braccare anche cortei

antifascisti e di centri sociali

e del lavoro dipendente italo indigeno persino quando pestano i birri

davanti a confindustria le signore maestranze in protesta per gli arsi vivi

similtorinesi in Tyssen Krupp occidentali e non senza di loro

ci salveremo noi dall’ uranio impoverito e finanziaria che sfratta

ortopedia dall’ ospedale e da incendi boschivi e da

maremoti che avvolgono arcipelagi e coste e da guerra infinita e da chi privatizza l’acqua e da

business di monnezza custodita dall’esercito: e noi con loro

ci salveremo se con loro noi per sempre strapperemo gli artigli ai ricchi: o non ci

salveremo.

 

Non serve più guardare in aria con distrazione:

sul tavolo altri ordini del giorno non ce ne sono. E

 

problema: se debba un cuore gentile friggere per un terzino che resti sul campo just in time del suo calcio di rigore oh preservato nervo sciatico stinco sputagli addosso caviglia  quotati in borsa o possa quel cuore separarsi da liquame detto “la sua squadra del cuore” fatto di vip e commendatori basato

sopra gente di sostegno che non conta perché contano i tifosi un bel niente di niente come

 

risparmiatori  niente di niente di niente in borsa piccoli sfusi di niente contano niente che i grossi chiamano “parco buoi” e subiscono truffe o come

dentro un partito comunista venduto che prenda dall’ alto

prebende e mandi segnali in basso

di non difendersi in cambio e becca il suo chicco su mano amica

del nemico; a effetto cascata

disperazione si espande nube nera su teste convulse e membri

di parlamenti ed enti e giunte con redditi senza grinze le proprie

vite confortano contro milioni di altre di vite di altri tra le

 

noblesse cittadine notabilato in ambienti un po’ su distinti accolto: la base intanto

criticamente opinando graziecaro del contributo graziecara critico appunto opinione senza

 

conseguenze opinando appunto criticamente opina: così

appassionatamente senza pretese spumeggia olé

nazionalpopolare freschezza con palpiti

alla lotta sociale scippati gratuiti olé

popolargenuina un po’ olé déjà vu olé olé.

 

Ma pedalando all’indietro fino alle corde che non ci sono su ring che manca

perché mancano i soldi e il piatto piange intanto che si

avvicina come fosse in carne ed ossa a passi corti molleggiati

il tracagnotto o meglio fantasma di un tracagnotto o tratteggio o di lui

l’ipotesi o nuvola d’oro in forma

di tracagnotto o di qualsiasi altro tipo che fosse pensato come

vero tra cui mancini e incassatori e stilisti e fighter ed altri secondo ancora

ricordi e somiglianze e gracili eco di

racconti approntare immediato sbarramento di jab a difesa

ed in appoggio a contrattacchi previsti ma sempre arretrando con in

testa la combine difesa – attacco e con membra che formino gesti adatti

alla doppia funzione nello sforzo unificato. Niente

politica dei due tempi. E come

dei polpastrelli nelle flessioni per terra facendo fulcro

si rafforzano le dita tutte e venti, così pensando problemi

multipli

 

 

derivati da multiple chances di avversari  che ne avrebbero di chances se

esistessero, lavoro dai molti problemi assieme testa più ampia richiede della

testa da un solo problema alla volta e smettila dico

di ragionare sulla gente che non c’è ma siamo matti io no ma dai e

dai. Se

 

lo sparring – partner non ce l’hai

fai un po’ quel che tu puoi e trasformalo il peggio nel meglio. Amplia

orizzonti al di là dei nostri nasi stop.

 

Funzioni popolari vecchie e nuove ad usi diversi. La gavetta schiscetta per la pappa sul lavoro a comparti per minestra separata da frittata nelle case preparata con cessi in ballatoi e rudimenti di pensiero che in una sola morsa più di una cosa concreta sola abbraccia astratto pensiero che militanti delle sconfitte passate non ebbero radicato ln teste - pance fiorito adatto a scontri per scommesse troppo dure per normali allibratori in posti acciaccati trascurati dal business con pungiball nei cortili è sagomata la voglia dell’ astrazione che ha la voglia di vincere fino in fondo. Da sudore testimonianza di puzzo di corpo artigianalmente accaldato umano fuoriesce grumo di pensiero freddo astratto embrione e rudimento. Lo sgrosserai. Oh sì! Lo pomicerai e col tuo fiato e l’ olio di gomito luciderai pensiero astratto figlio legittimo del tuo puzzo. Per non restare per sempre nella bocca del gatto.

 

Come quando con i soldi da una ditta se ne va la proprietà;

restiamo tra vecchi muri

e macchinari strizzati;

vendendo prodotti di fabbrica occupata

al prezzo di cassa di sciopero

accorciato del profitto del parassita

generiamo contrattacco che parte da rantolo strangolato

di difesa quasi come se uno bloccasse passi

indietro

con un colpo che anticipi il colpo già letto negli occhi di fronte e un angolo

infinitesimale dell’universo si ribalta e capannoni svuotati oppure

inaciditi per gli strappi muscolari di dentro e rosicchiati orizzonti fuori inalano

striminzita goduriosa boccata di filo pulito di ossigeno e c’è mormorio croccante in sala

accanto a porte d’entrata-uscita luci piccole e in giro e tra pubblico attorno agli

addetti  a bordo ring aurora.

 

 

FINE





"A me piace ricordarlo in questa foto giovanile per la sua espressione scanzonata che ne sottolinea la simpatia e ce ne rammenta l'ironia e l'intelligenza." (Paolo Luporini)

 

 

 

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