CUORI IN FIAMME - Nei quartieri, tra la gente

Ph: Paolo Luporini 



Paolo Luporini 



Dapprima con i volantinaggi e con la vendita del settimanale Unità operaia della Lega dei comunisti, assicuravamo una presenza settimanale nel quartiere Nord, il quartiere umbertino di piazza Brin. Eravamo molto pochi, spesso solo due. Intervenivamo pure nel Comitato di quartiere con molte iniziative congiunte con molti iscritti al PCI e alla FGCI, che cercavano di reclutarci. Presto aprimmo una nostra sede anche nel quartiere di Mazzetta, dove Paola Polito e altri due compagni animavano quel Comitato di quartiere. La nostra attività era un porta a porta nel quale la vendita del giornale era un pretesto per fare controinformazione, opinione, e trovare consenso o nuovi militanti. Fu così che quando, insieme a Lotta Continua, lanciammo l'Autoriduzione delle bollette telefoniche della SIP, avemmo moltissime adesioni. Le nostre sedi e i nostri banchetti nei quartieri e in centro, davanti agli uffici postali, lavoravano incessantemente al calcolo delle bollette autoridotte. Una nostra compagna fu fermata e portata in questura per l'identificazione, con predicozzo paternalista finale. Non facevamo nulla d'illegale. Semmai era la SIP ad aver praticato aumenti al di fuori del contratto. Nonostante tutte le ragioni del mondo, mentre in altre preture la ragione fosse stata accordata agli autoriduttori, a Spezia ci dettero contro e gli autoriduttori dovettero conguagliare i nuovi aumenti. Un analogo grande seguito ci fu all'iniziativa del mercatino rosso della carne, che ci portò conseguenze legali di tipo amministrativo. 






La Lega dei comunisti, Avanguardia Operaia e il PdUP formarono Democrazia Proletaria ed avevamo quindi la diffusione settimanale del Quotidiano dei lavoratori, che arrivava la domenica presto in stazione. Io andavo a ritirare il pacco delle copie che avevo ordinato la settimana precedente e cercarlo era un'impresa, tra la montagna di pacchi non ritirati. Nessuno mi aiutava. Talvolta la ricerca più accorata non dava frutto e dovevo telefonare al referente di Milano che mi dava conto di un possimile ritardo o di una mancata consegna. Talvolta questa avveniva con il treno successivo. Le famiglie delle case operaie che non ci vedevano arrivare alla solita ora ci chiedevano ironicamente se aveva bucato il treno. Nacquero simpatie ed amicizie con anziani, ex partigiani, operai cacciati dall'arsenale militare ai tempi delle purghe dei "rossi", casalinghe e mamme dei nostri amici del quartiere. Il Quotidiano dei lavoratori, dissi agli amici per tanti anni, fu l'unica cosa che riuscii a vendere con successo.






Il radicamento nel quartiere per noi fu poca cosa e fu tutto sprecato con la fine del movimento del '77, perché io lasciai la militanza attiva nel '78 in coincidenza con il caso Moro, che mi convinse che la linea politica di DP di quel momento non fosse adeguata e non tutelasse i propri militanti.






La mia presenza costante nel quartiere, con il contatto con le famiglie per mezzo del QdL mi servì per conoscere molti dei suoi abitanti, ascoltare storie, farmi conoscere e stimare. Non mi meraviglierei se alcuni di loro mi leggessero ora, da questo blog.







Come hanno già scritto molti, qui, prima di me, il capitale del lavoro nei quartieri si vide nel giugno del 1976 nella festa in Piazza Brin "Cambiamo la vita, cambiamo la società", in cui ci fu l'immersione nella gente del quartiere tra cui noi, giovani, non eravamo estranei. Noi, "extra"parlamentari, lì non eravamo per niente "estranei".











Quando nella "Fontana delle voci" nuotavano i pesci rossi, 
noi non navigavamo a vista.























Andrea Ranieri in un comizio per DP nel 1976






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