Buonasera,
io sono Paolo Luporini e ho curato la riedizione de
“L’ECCIDIO DI S. ANNA” di Alfredo Graziani, uno scrittore che fu testimone della strage di S’ Anna perché fu rastrellato dai tedeschi da casa sua con la sua famiglia, portato in una casa e lì rinchiuso con circa 40 altre persone.
Lui e i suoi si rifugiarono in una stanzetta al piano di sopra e richiusero la
botola dopo aver sollevato la scala. Quando sentirono rompere i vetri dai
tedeschi che lanciarono dentro due bombe a mano con il manico di legno, sentirono i colpi di mitragliatrice che finivano i superstiti. Non contenti, i tedeschi lanciarono dentro delle fascine e diedero loro fuoco. Da sopra, temendo di morire soffocati o bruciati anch’essi, scesero da basso e si fecero largo verso la porta e poi la libertà, guadagnando il bosco, salvando anche il loro piccolo parente di sette anni Renato Bonuccelli, vivente, che ci ha aiutato a risalire alla figura di Alfredo Graziani.
Queste cose non sono nel suo libro, perché Graziani avrebbe dovuto testimoniare al processo di Padova del Tribunale Militare britannico contro Max Simon, comandante della Divisione SS i cui reparti compirono la strage. Fu comminata la condanna a morte, poi commutata in ergastolo, ma Max Simon non si pentì di ciò che aveva fatto.
Ho già descritto parte della tragedia. Nel libro di Graziani c’è molto ancora, che leggerete nel testo, integrandone la lettura con l’Introduzione di Giorgio Pagano e la mia Intervista a Pierluigi Portunato, che è al mio fianco e che ha partecipato alla cura del libro da ripubblicare.
È una ripubblicazione che è stata fortemente voluta da Portunato, che sentiva parlare dell’esistenza di questo libro in casa dalla sorella, che, quando Pierluigi aveva 2 anni e mezzo, vide passare alla sera i tedeschi stanchi, infangati e abbrutiti, davanti alla casa dove loro abitavano il 12 agosto 1944, rientrati da forse solo una settimana da Sant’Anna. La sorella di Pierluigi sentì uno di loro pronunciare, in un approssimativo italiano, la frase:
«Italiani, martiri di Dio».
Pierluigi seppe dalla sorella e da amici di Capriglia, dove dopo la guerra tornavano in estate, che erano scampati a quella strage. Il libro fu acquistato dal papà di Pierluigi subito quando uscì, dal 12 agosto 1945, e fu poi nascosto da lui dentro un libro più grande, forse per conservarlo, forse per occultarlo ai figli. Quei genitori che avevano vissuto la guerra non ne parlavano mai. Invece Pierluigi, dopo averlo ritrovato e letto, dopo aver fatto altre ricerche su altri libri delle nostre biblioteche, si convinse che quel libro, raramente disponibile alla consultazione e raramente al prestito, andava salvato.
Contattò la sezione Centro dell’ANPI della Spezia, s’iscrisse, e chiese un aiuto per valorizzare quel libro. Fu così che ci conoscemmo e mi resi disponibile, come si fa con una proposta giusta, sebbene le mie conoscenze sulle stragi della “Scia di Sangue” operata dai nazisti a partire da Sant’Anna e finendo a Marzabotto-Monte Sole, fossero al momento scarse. Avvicinarmi a questa tragedia criminale è stata un’esperienza molto forte, ma già ricopiavo il testo sulla prima bozza del libro. Arrivato all’elenco delle vittime ricostruito da Graziani in maniera incompleta, da lui che ne aveva sepolto molte, dopo aver proceduto, in molti casi, al loro riconoscimento, fu altrettanto drammatico quanto quell’esperienza molto fisica, con il puzzo dei corpi carbonizzati dei quali il fuoco aveva fatto scempio.
Ogni volta che mi accosto a quel capitolo considero la provenienza, l’età,
l’appartenenza a una famiglia, anch’essa sterminata del tutto. Formulo, con i
pensieri, preghiere laiche e mi confermo nel proposito che Pierluigi mi ha
consegnato, come lui dice di aver ricevuto dalla lettura di questo brano della
Presentazione scritto da Graziani:
“A un anno preciso di distanza vede la luce questa
pubblicazione documentaria dell’eccidio di Sant’Anna.
Ho la convinzione che riuscirà gradita e resterà cara nelle
case di tutti. Primieramente, perché, essa, vuol essere il ricordo vivo e
perenne, in questa e nelle generazioni future, di tanti innocenti che caddero
vittime dell’odio di parte: di quell’odio di parte che, scatenatosi con
satanica veemenza e con satanica voluttà alimentato per un quarto di secolo,
tanti e troppi lutti ha accumulato nella società, in tante e troppe miserie ha
precipitato e travolto la Patria. Per cui, il compito nostro, teso necessariamente alla ricostruzione della nazione non soltanto sul terreno dell’economia e della politica, bensì anche, e soprattutto, sul terreno etico e sociale, è di evitare con ogni sforzo e combattere con ogni energia il risorgere e il riaffermarsi di estremismi ed assolutismi che sarebbero, sicuramente e ineluttabilmente, esiziali e peggiori assai di quello di cui, con tanta fatica e a prezzo di tanto martirio, ci siamo sbarazzati.”
Ringrazio quindi innanzitutto Pierluigi Portunato e la sua volontà indomita, tutti quelli che, incontrati al momento giusto, come l’impagabile Giorgio Pagano, ci hanno generosamente aiutato con parte del loro tempo consigliandoci e fornendoci le informazioni che ci hanno guidati sino a
questo momento. Ringraziamo voi, presenti oggi, e quanti hanno ricevuto il
libro in formato digitale, sperando che lo leggano in molti e scelgano di
inoltrarlo adottandone lo spirito, cioè l’intenzione di scongiurare la guerra e
la violenza e tutto ciò che le prepara; favorire la pace e il disarmo.
“Tutto si fa con la Pace, tutto si perde con la Guerra”.
Agli organi di stampa locale e alle tv TLS e TgR sono stati inviate mail con il presente
COMUNICATO
PRESENTATA IN MEDIATECA LA RIEDIZIONE DEL LIBRO “L’ECCIDIO DI S. ANNA” DI ALFREDO GRAZIANI
Molte persone hanno partecipato, nella Mediateca Regionale Ligure “Sergio Fregoso” alla Spezia, alla presentazione della riedizione del libro di Alfredo Graziani “L’eccidio di S. Anna” – pubblicato la prima volta il 12 agosto 1945, a un anno dalla strage di Sant’Anna di Stazzema – curata da Paolo Luporini.
“È stata una riedizione – ha introdotto Luporini – fortemente voluta da Pierluigi Portunato, che sentiva parlare dalla sorella dell’esistenza di questo libro in casa. Quando Pierluigi aveva due anni e mezzo, lei vide passare alla sera i tedeschi stanchi, infangati e abbruttiti, davanti alla casa dove loro abitavano il 12 agosto 1944, vicino a Sant’Anna, da dove erano rientrati forse da solo una settimana. La sorella di Pierluigi sentì uno di loro pronunciare, in un approssimativo italiano, la frase: «Italiani, martiri di Dio»”.
Hanno portato il loro saluto Giorgia Lombardi di LeAli-AVS, che ha procurato la sede per l’iniziativa, e Luca Comiti della CGIL e Carola Baruzzo del Museo audiovisivo della Resistenza di Fosdinovo, nei cui siti è leggibile il testo del libro. Il libro – che contiene anche l’Introduzione di Giorgio Pagano e un’intervista di Luporini a Portunato – è leggibile anche nel sito dell’Associazione Culturale Mediterraneo e nel gruppo Facebook IL DONO SOSPESO.
Giorgio Pagano ha valorizzato l’iniziativa, che ha definito “un esempio di storia popolare, dal basso, non accademica”. La riedizione del libro di Graziani è “un invito a non dimenticare l’importanza della storia, che è l’asse ideale di una comunità”. Pagano ha citato il celebre discorso di Piero Calamandrei del 1955 sulla Costituzione: “Ovunque un italiano ha sofferto e versato il suo sangue per colpa del fascismo, ivi è nata la nostra Costituzione”. Calamandrei, ha detto, “indica nella guerra, nel ‘popolo dei morti’, in tutte le vittime, senza distinzione tra combattenti e non combattenti, il vero luogo di origine della nuova democrazia italiana”. L’identità degli italiani “vive tanto nei partigiani caduti quanto nei civili sterminati dai nazisti a Sant’Anna di Stazzema”. Quello di Graziani, ha concluso, “è un libro prezioso, perché le sue riflessioni sulle cause della strage appaiono sostanzialmente confermate dalla storiografia più avvertita e dalle indagini giudiziarie condotte alla Spezia dal Procuratore militare Marco De Paolis”.
L’iniziativa è stata conclusa da Pierluigi Portunato, che ha sottolineato la gratuità del libro, invitando a diffonderlo e a adottarlo, non solo come documento storico ma anche come monito politico e ideale perché il passato non ritorni e perché prevalgano le ragioni della Pace.
Il Secolo XIX, 24 maggio 2026
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