Renato e la scoperta della psicoanalisi
Massimo Marasco Ho avuto la fortuna di avere un grande amico. Si chiamava Renato Cirelli . Per me, che sono figlio unico, è stato come un fratello, anzi, molto più che un fratello. Un fratello ce lo si trova accanto per caso, per motivi di sangue, non lo si sceglie. Renato e io avevamo invece scelto di frequentarci; compagni di scuola, eravamo diventati fin dalla seconda elementare compagni di banco, avevamo deciso di vederci anche dopo le lezioni per fare i compiti insieme e dopo per giocare insieme. Facevamo anche giochi tradizionali, ricordo ad esempio le interminabili partite a Monopoli , senza la “ y ” finale, forse per un rimasuglio post-fascista di difesa della lingua italiana, anche se eravamo già negli anni ’60; ma più che altro i giochi ce li inventavamo. Per esercitare la nostra curiosità, la nostra sete di conoscenza, giocavamo a “farsi delle domande”, su qualunque argomento, da appassionati consultatori di enciclopedie per ragazzi. Per dar sfogo alla nostra f...