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Renato e la scoperta della psicoanalisi

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Massimo Marasco Ho avuto la fortuna di avere un grande amico. Si chiamava Renato Cirelli . Per me, che sono figlio unico, è stato come un fratello, anzi, molto più che un fratello. Un fratello ce lo si trova accanto per caso, per motivi di sangue, non lo si sceglie. Renato e io avevamo invece scelto di frequentarci; compagni di scuola, eravamo diventati fin dalla seconda elementare compagni di banco, avevamo deciso di vederci anche dopo le lezioni per fare i compiti insieme e dopo per giocare insieme. Facevamo anche giochi tradizionali, ricordo ad esempio le interminabili partite a Monopoli , senza la “ y ” finale, forse per un rimasuglio post-fascista di difesa della lingua italiana, anche se eravamo già negli anni ’60; ma più che altro i giochi ce li inventavamo. Per esercitare la nostra curiosità, la nostra sete di conoscenza, giocavamo a “farsi delle domande”, su qualunque argomento, da appassionati consultatori di enciclopedie per ragazzi. Per dar sfogo alla nostra f...

11 giugno 1919 - Quando a Spezia è venuto Lenìn

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Sergio Olivieri   “Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire"  ( Wu Ming ) “Ero una ragazzina ma c’ero anch’io quando a Spezia è venuto Lenin ”. Anzi, Lenìn, con l’accento sulla "i"; così l’aveva detto quel nome. Erano gli anni Settanta e non ricordo perché me lo disse. Forse perché nella memoria degli anziani i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza sono quelli che riemergono con più facilità o forse perché aveva solo voglia di dirlo a me, allora giovane della sinistra extraparlamentare che parlavo molto di Lenin e dintorni. C'era però qualcosa che non mi tornava: Lenin a Spezia non c’era mai stato! Nel suo peregrinare da esule, prima di diventare il capo di una rivoluzione vittoriosa, era stato in Italia; c’è anche una fotografia che lo ritrae a Capri che gioca a scacchi. Ma a Spezia non l’avevo mai letto da nessuna parte né mai l’avevo sentito dire che ci fosse stato. Anzi, fosse “venuto”, come mi aveva detto lei. Poi ho “capito”, avevo to...

The Rain Before it Falls 3

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Gian Paolo Ragnoli “Giambo” Le foto sono due. Bianco e nero, di piccolo formato. Nella prima sono in piedi, con una sciarpa scozzese al collo.   Sul lato sinistro di chi guarda la foto spuntano uno stivale, una mano e il manico di una chitarra. La mano e lo stivale appartengono a Rudi , la chitarra è una dodici corde, non ricordo se fosse sua o se l’avesse avuta in prestito da qualcuno.   Nella seconda ci siamo io e Giovanni , con il suo tipico cappellino blu, ripresi da vicino, davanti a noi un microfono che era già vintage allora. La data è il 12 dicembre 1974. Era la seconda volta che il Collettivo suonava a Spezia, avevamo già fatto un paio di concerti, un “Tutto Dylan ” e un “Le canzoni dell’altra America” ad Aulla, invitati dal movimento locale e avevamo suonato qui, nello stesso posto, l’Unione Fraterna (bel nome, di quelli di una volta) in una rassegna di gruppi musicali organizzata dall’ala freak/alternativa, dove eravamo l’unico gruppo acustico ed avevamo avuto un ...